NOVANTADUE - Falcone e Borsellino, 20 anni dopo. . . . . . . a partire da €12 - martedì 23 Maggio 2017


NOVANTADUE - Falcone e Borsellino, 20 anni dopo. . . . . . . a partire da €12

​in collaborazione con XXXVII Cantiere internazionale d’arte di Montepulciano e Festival L’opera Galleggiante

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NOTE DI REGIA

Novantadue è una moderna tragedia classica. Suo malgrado. La modernità è nei fatti, nel titolo che scandisce la nostra ridottissima distanza (solo temporale, perché nei fatti c'è già un universo a separarci) dalla storia che mette in scena. La sua classicità è nella dimensione epica, consapevolmente eroica, dei suoi protagonisti: sarebbero piaciuti a Sofocle, Falcone e Borsellino.
Lo si potrebbe peraltro credere un testo di denuncia: Novantadue - o meglio, il 1992 - è stato un anno orribile della nostra storia, iniziato peraltro con la pronuncia da parte della Cassazione della sentenza storica e definitiva di condanna che chiuse di fatto il Maxi-processo. Invece, Novantadue è sorprendentemente il racconto di una doppia solitudine.
Che si staglia sullo sfondo di una fase epocale della nostra storia repubblicana, ma sempre solitudine umana resta. E' il racconto di due uomini abbandonati da quello Stato che hanno giurato di servire. Due volti che in Novantadue tornano persone, dopo essere stati trasformati in icone. Oggi li troviamo fotografati e riprodotti dappertutto, dalle aule di tribunali agli interni delle macellerie.
Fino al paradosso: una loro foto compare perfino in quel circolo Arci di Paderno Duniano dove il 31 ottobre del 2009 i boss delle ‘ndrine si riunirono per eleggere il nuovo capo della ‘ndrangheta lombarda.
Ma erano - e non dobbiamo dimenticarlo - uomini, che lo Stato ha lasciato soli, a consumarsi ed immolarsi in una tragedia assolutamente annunciata.
E fuori dalla retorica celebrativa che si è affannata a piangerne l’eroico sacrificio, di loro non si è forse mai veramente parlato. Della loro umanità, delle loro passioni, delle loro piccole ostinazioni. Delle paure con cui hanno convissuto fino all’ultimo, del rigore dei loro pensieri, di quel senso dello Stato altissimo, non negoziabile, con cui ogni giorno servivano il Paese. Delle loro ore insonni o dei 200 e più caffè consumati (e messi in conto) durante il soggiorno di sicurezza al carcere dell’Asinara, quando erano “reclusamente” intenti a preparare il Maxi-processo.
Una storia del genere non si può raccontare con la retorica. Per questo il nostro spettacolo trova la sua cifra estetica nell’essenzialità, funzionale a uno scavo profondo nell'intimità di due esseri umani.
In un’epoca in cui anche i teatranti sono asserviti alla confezione di un packaging vendibile e accattivante del loro lavoro, la nostra scelta creativa sta invece nel tentativo di comunicare una verità nuda, lontana dal tempo degli accadimenti e dalla cronaca....

Luogo : TEATRO COMUNALE GIUSEPPE VERDI - Sala Grande

Autore : di Claudio Fava allestimento e regia di Marcello Cotugno

Esecutore : con Filippo Dini, Giovanni Moschella e Pierluigi Corallo produzione Bam teatro

Genere : Prosa

evento del 23 Maggio 2017 ore 20:45
SettorePrezzoDisponibilità
Platea
Posti numerati
I2 Intero ON-LINE 16.50 €
RX Ridotto Senior65+ ON-LINE 13.20 €
RY Ridotto Studenti25 ON-LINE 13.20 €
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